SPOILER: Non è una cosa nuova, almeno, non del tutto
Questo sito non ti dirà niente che qualcuno, prima di me, non abbia già detto o scritto meglio. E va bene così.
La conoscenza è un accumulo di sguardi. Esistono progetti che fanno divulgazione e cercano di sviluppare un rapporto più consapevole con la tecnologia. Io non ho inventato il modo di guardare il digitale, ho solo scelto un punto di osservazione e ho deciso di metterci le mani.
Se cerchi l'originalità assoluta, probabilmente non è qui. Se cerchi un angolo diverso da cui guardare le stesse cose, benvenuto.
datoperscontato nasce dalla voglia di cercare quell'angolo.
La tecnologia come punto di partenza
Arrivo qui dalla cultura del software libero, ma questo non è un tutorial per installare Linux. Per me, il software libero non è la risposta, ma il maestro che mi ha insegnato la domanda fondamentale: "Chi controlla questo strumento?".
Userò spesso questa lente, ma non per convincerti a cambiare sistema operativo. La uso per guardare anche Windows, Google o Netflix con lo stesso occhio con cui guardo il codice aperto.
Nessuno è meglio o peggio a priori. Sono convinto che una scelta consapevole, anche quando conferma lo status quo, sia più interessante di una scelta subita.
Se alla fine del percorso tu sceglierai di restare su Windows, ma lo farai perché hai capito cosa c'è sotto e non perché lo hai trovato preinstallato, per me sarà una vittoria. Non voglio darti una nuova religione, ma restituirti la possibilità di scegliere con cognizione di causa.
I fili che attraversano la società
La tecnologia è uno dei fili che attraversano la società. Le separazioni che facciamo tra "digitale" e "vita reale" sono spesso molto più artificiali di quanto sembri.
Un browser può diventare una domanda sulla libertà. Un formato di file può diventare una domanda sulla memoria. Un servizio cloud può diventare una domanda sulla proprietà. Un algoritmo può diventare una domanda sulla responsabilità. La crittografia può diventare una domanda sulla fiducia.
E, andando nella direzione opposta:
Una domanda sulla morte può portarci a parlare di account, dati e identità digitale. Il lutto si schianta contro i server quando i dati di una persona continuano a generare notifiche. Una domanda sul lavoro può portarci agli algoritmi che lo organizzano. Una domanda sull'amore può portarci a parlare di piattaforme, dati e solitudine.
La familiarità è una tecnologia cognitiva utilissima, ma ha un costo.
Il problema delle risposte che scadono
Le risposte scadono. Un programma cambia, un'azienda cambia, una legge cambia. Una risposta che oggi sembra definitiva può diventare inutile domani. Le domande, quasi sempre, no.
Per questo, in ogni pagina troverai degli spunti, dei dettagli, delle prospettive. Domande.
E attraverso le risposte che darai tu, forse alcune scelte diventeranno più consapevoli, emergeranno opzioni che prima non vedevi, oppure una domanda resterà semplicemente una domanda.
Rendere di nuovo visibile ciò che è diventato normale
Quando qualcosa funziona abbastanza bene per abbastanza tempo, smettiamo di vederla. È quasi confortante. Ma c'è un'altra cosa che succede quando smettiamo di vedere: una scelta può smettere di sembrarci una scelta.
Internet diventa semplicemente "il cloud", indistinto. Un algoritmo diventa "quello che decide al posto nostro". Un contratto diventa "il pulsante Accetta tutto". Un formato diventa "il file che usiamo, come lo Scottex". Una piattaforma diventa "Internet".
Il problema arriva quando, insieme alla complessità, spariscono anche le possibilità, le scelte e, peggio, le domande. Una per tutte, banale, quella che fanno tutti i bambini: "Perché?"
Cosa prova a fare datoperscontato
Gli argomenti non sono nuovi. Quello che voglio provare a fare è metterli in relazione, costruendo uno spazio in cui possano stare vicine cose che normalmente vengono raccontate separatamente:
- Infrastrutture e diritti
- Software e libertà
- Dati e identità
- Tecnologia e lavoro
- Digitale e morte
- Strumenti e potere
Voglio provare a vedere dove le connessioni esistono davvero, e lasciare al lettore la possibilità di non essere d'accordo.
Per cominciare: alcuni semi, non istruzioni
Per farti capire subito cosa intendo, ho provato a seguire alcuni di questi fili, li ho raccolti in fondo alla pagina. Non devi leggerli tutti di fila: sono semi, non istruzioni. Prendine uno, quello che ti colpisce, e fermati lì. Il resto aspetterà.
Magari comincerai da questa: "Quanto dura una cosa digitale?".
L'importante è che ora sai che le domande ci sono.
Un browser può diventare una domanda sulla libertà.
Quanto controllo abbiamo sul modo in cui accediamo a Internet?
Perché il browser che usiamo determina anche ciò che possiamo fare sul web?
Possiamo scegliere come il browser tratta i nostri dati?
Possiamo cambiare il software che interpreta ciò che vediamo?
Cosa significa usare uno strumento che può essere modificato da chi lo produce?
Se il browser è la nostra "finestra" su Internet, chi controlla la finestra controlla anche una parte di ciò che possiamo vedere?
Quanto è libera una scelta fatta dentro uno strumento che non possiamo controllare?
Un formato di file può diventare una domanda sulla memoria.
Quanto dura una cosa digitale?
Possedere un'informazione significa davvero possederla, se non possiamo più leggerla?
Che cosa significa conservare qualcosa quando la sua leggibilità dipende da una tecnologia che può scomparire?
Quante cose influenzano la leggibilità di un file digitale?
Un servizio cloud può diventare una domanda sulla proprietà.
Dove sono i miei dati?
Chi può accedervi?
Chi li può spostare?
Posso portarli via?
Posso cancellarli davvero?
Cosa significa "mio" quando il dato vive sull'infrastruttura di qualcun altro?
Se una cosa che considero mia può essere utilizzata solo attraverso l'infrastruttura di qualcun altro, quanto mi appartiene per davvero?
Un algoritmo può diventare una domanda sulla responsabilità.
Quando una decisione viene presa da un algoritmo, di chi è la decisione?
Chi ha scelto gli obiettivi?
Chi ha stabilito le variabili?
Chi ha deciso la soglia?
Chi ha deciso di automatizzare proprio quella decisione?
Quanto è facile obbedire a una decisione quando possiamo fingere che non l'abbia presa nessuno?
La crittografia può diventare una domanda sulla fiducia.
Quanto della nostra fiducia quotidiana affidiamo alla matematica senza rendercene conto?
Possiamo fidarci di qualcuno senza doverci fidare di tutti quelli che stanno in mezzo?
Una domanda sulla morte può portarci a parlare di account.
Che cosa succede ai dati di una persona quando quella persona muore?
Quando una persona muore, quanto di lei rimane negli strumenti che continuiamo a usare?
Una domanda sul lavoro può portarci agli algoritmi che lo organizzano.
Chi assegna il lavoro?
Chi decide le priorità?
Chi misura la produttività?
Chi stabilisce quanto tempo dovrebbe richiedere un compito?
Chi decide quando una prestazione è "sufficiente"?
Chi determina turni, pause, percorsi o obiettivi?
Chi organizza il nostro lavoro?
Se l'organizzazione è incorporata in un algoritmo, chi decide le regole dell'algoritmo?
Quando una regola viene trasformata in un algoritmo, diventa più difficile contestarla?
Una domanda sull'amore può portarci a parlare di piattaforme, dati e solitudine.
Come facciamo a incontrare una persona?
Quando un algoritmo ci suggerisce chi potremmo amare, cosa sta realmente scegliendo?
Quanto della nostra idea di "persona interessante" è diventato un problema di ranking?
Che cosa succede quando una relazione umana comincia dentro un sistema progettato per trattenere la nostra attenzione?
Avere più possibilità di incontrare qualcuno significa necessariamente sentirsi meno soli?